Voler ripercorrere la storia e le tradizioni di un popolo, senza alcun cenno
alla sua "cucina tradizionale" è vano e impossibile, soprattutto per una
regione, quale la Basilicata, i cui piatti sono il riflesso della semplicità e della
genuinità del suo popolo.
Il Big Bang dellinizio è molto antico. Risale certamente allepoca
romana.
Lucania e lagane sono ricordate da Orazio, Varrone e Apicio. Generazione di
semplici minestre, rimaste tali anche con il trascorrere del tempo.
Piatti dal profumo acutissimo, conditi con le stesse erbe e verdure, presenti
nei boschi e nei campi della regione, caratterizzati dalla semplicità della preparazione,
come lacquasale (vedi
minestre), realizzata nei brevi
intervalli del lavoro dei campi.
Generazione di piatti gioiosi, nate da lunghe ore passate sulla
"spianatora" a creare le insuperabili paste di casa, fatte di grano duro, un
poco di strutto, acqua tiepida e tanto lavoro, ingredienti base di ogni
primo piatto.
Di lunghe ore passate alla fornacella, a preparare il ragù che si inizia
allalba e, finalmente, al tramonto, è pronto a condire la pasta e a farsi gustare
come secondo.
Inevitabilmente, la mia mente riflette unimmagine, vista migliaia di
volte, i miei nonni seduti luno accanto allaltro, stanchi del duro lavoro dei
campi, intenti a gustare quei piatti ricolmi di pasta e carne; la prima forchettata e ,
subito dopo, un lieve cenno di assenso, sul viso di mio nonno, quasi a voler dimostrare
gratitudine ed affetto a sua moglie, il lavoro di unintera giornata, impegnata nella
preparazione del piatto, non è stato vano. Cè amore nella cucina lucana.
E alla pasta seguono le saporite carni di agnello e capretto, o del magro
maiale, divino, che ci offre capocollo, soppressata, lucanica, pezzenta, sanguinaccio e,
naturalmente, sauzizza.
Forse pochi si saranno mai chiesti il perché la salsiccia in molte regioni sia
denominata "luganega": il motivo è da vedersi nel fatto che proprio in
Basilicata essa è nata, da tempo immemorabile quando la regione si chiamava Lucania.
Luccisione del maiale era, ed è ancora nei centri minori, un rito: una
festa che riunisce le persone più care, unoccasione per incontrarsi, talvolta,
anche per cantare e ballare assieme.
Non solo la carne ma anche le verdure, saporite come in nessun altro
luogo, fanno da padrone sulle nostre tavole. Cicoria, fave, ceci e lenticchie, melanzane,
pomodori e peperoni, soli o composti, assieme come nella ciammotta o nella ciaudedda.
I peperoni poi fanno parte del paesaggio lucano. Appesi a seccare in lunghi
rossi festoni, spiccano sui muri delle case, pronti a insaporire, dopo esser stati fritti
nell'olio, il baccalà.
Sì, perché, la cucina lucana lascia spazio anche al pesce, particolare attenzione meritano
alici, sardelle e baccalà, questultimo offerto in numerose varianti.
A completare e a dare ancora più gusto ai piatti il formaggio: il pecorino, il
cacio ricotta o la ricotta salata, protagonisti delle fredde notti dinverno,
accompagnati a un bicchiere di vino e poche fave, sullo sfondo il tiepido calore del
camino. Piatti ricchi di storia, specchio del vissuto lucano, in cui lunica
eccezione è rappresentata dal dolce: un lusso, unoccasione di
festa; ma anchesso semplice, come le frittelle di pasta lievitata avvolte di maiale
e vin cotto che, in molte case lucane, annunciano con i loro profumi lavvicinarsi
del Natale. La cucina lucana, con i suoi colori vivaci, è arte e storia insieme: una
composizione allinterno della quale perdersi.