Don Pancrazio, come tutti lo conoscevano e lo riverivano, nacque a Tricarico il 12 maggio 1883 da padre muratore e madre casalinga. Terzo di quattro figli, dopo aver esercitato per qualche tempo l'arte paterna - assecondando così una tradizione della gente lucana - s'avviò agli studi ecclesiastici. Nel seminario di Tricarico fece il ginnasio, passando poi a quello di Catanzaro per la filosofia e la teologia. Il 17 marzo 1907 prese messa a Tricarico. Nei primi anni del sacerdozio fu amministratore del seminario. Seguirono le nomine di canonico, componente dell'ufficio amministrativo diocesano, tesoriere e arcidiacono del Capitolo Cattedrale. Da ultimo, in occasione del cinquantesimo di sacerdozio, accettò con riluttanza dalla S. Sede la nomina a prelato domestico di Sua Santità; riconoscimento che non voleva perché diceva che con il denaro da impegnare nell'acquisto della veste rossa da monsignore avrebbe potuto fare un po' di carità ai suoi poverelli. Durante la prima guerra mondiale fu a Bari, soldato della sanità, dove spese le prime energie nel soccorrere i feriti e nel curare i malati di spagnola.
A guerra ultimata si ammalò di ulcera allo stomaco, un fastidio che, nonostante l'intervento chirurgico, gli rimase, e sopportò per tutta la vita. Faceva pena vederlo contorcersi, nei momenti in cui avvertiva il disturbo, sotto il peso delle viscere ulcerate che trascinava per le vie del paese in cerca di questua per l'ospizio. Ma questo male fisico fu per lui più facilmente sopportabile che non l’indifferenza di taluni, i quali non apprezzarono e non avvalorarono subito la sua opera. Così ad esempio la Pia Opera di S. Antonio di Padova a Tricarico, che taluno considerava l'impresa di un prete pazzo, mentre essa fu ed è realizzazione quotidiana di carità fattiva, creativa ed operosa a vantaggio di coloro che vivono ai margini della società.
Duramente provato, negli ultimi mesi, da grave morbo, contornato dai poveri, dalle suore e dai parenti, quasi un cedro del Libano abbattuto, ma con l'animo proteso verso l'Eternità, soffrì in silenzio fino al momento estremo, che inesorabilmente scoccò alle ore 12 del 18 settembre 1961.
Da quel giorno Tricarico, già priva di Rocco Scotellaro e di Raffaello Delle Nocche, maggiormente s'impoverì.