POESIE DI DOMENICO BRONZINI

LA VITA

" A DIO "

Quando solo mi trovo col pensiero,

e il cuore tace ad ogni cosa umana,

contemplo il dolce tuo sembiante altèro,

che ogni tormento allevia ed allontana.

Il tuo volto possente nel mistero

A l’uomo errante nella triste piana

È forte guida ai dubbi del sentiero,

dove la gioia, senza speme, è vana.

Il cuor s’innalza a te nel volo, alato

Di tua luce d’amor, qual su lo stelo

Si volge il fiore al sol che l’ha irradiato;

e, abbandonando l’oblioso velo

de la vita ed il fremito del fato,

ti vede nell’immensità del cielo.

Matera, 1935

A DIO

" LA VITA "

Sibila forte il vento: la tempesta

Per l’aura scura su la valle schianta

Rami ed abbatte piante e mai si arresta,

e d’ombre cupe i verdi prati ammanta.

Una squassata quercia alza un lamento

Triste mirando d’in su l’alta pianta

Le fronde estreme, che su i campi il vento

Sparse, e, nuda così ne l’ombra fonda

Par che protenda al cielo il suo tormento.

Dice la quercia: "L’ultima mia fronda

Ecco abbandono e perdo ogni splendore,

e, giunta a la silente e triste sponda

de la mia vita, cinta di squallore,

agito invan le mie braccia contorte,

prive di fronde: indomito il furore

sento del vento e l’impeto di morte.

Un rivo scorre con fruscio sonoro,

e porta, mormorando, una fluente

gioia di linfe su l’uman lavoro.

De la querula pianta il gemer sente,

e parla a lei, che nel dolor smarrita,

il vento batte inesorabilmente:

"Or tu dispregi la ridente vita,

riguardando le fronde abbandonate,

di che pomposamente eri vestita:

le tue ridenti chiome eran baciate

dai zefiri e dal sole: or ne la sera

contempli l’ombre brulle e desolate.

Per te ritornerà la primavera,

e di novelle fronde adorna andrai:

vinci pure il dolor, vivendo, e spera,

chè l’aure belle riveder potrai".

Quale la quercia che nel fiero inverno

Piange, dei rami suoi perduto il vanto,

e il grido lancia contro il vento eterno,

tale è il cuore, che immerso nel suo pianto,

e vinto dal dolor grave, infinito,

pieno sol di tristezza e di rimpianto,

volge la prora e tenebroso lito,

d’ogni virtù sdegnoso, e invano pace

chiede ai terreni ardori, ond’è irretito,

chè la bontà Divina per lui tace.

Da le silenti tenebre dolenti

Ritorni a l’aure, a la suprema face

De la speranza e i sensi suoi redenti

Privi de l’ombre oscure de l’oblio:

ei pace troverà nei suoi tormenti

e nuove fronde, riguardando Dio.

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