ALBINO PIERRO (1916-1995 Tursi)

 

E’ entrato a far parte nel novero dei poeti che contano soprattutto in virtù della sua produzione dialettale, espressione dell’arcaica parlata del suo paese nativo. Parlata che, invece di restringere la diffusione della sua opera, ne ha allargato il consenso anche fuori d’Italia. L’elemento fondamentale della sua poesia è la celebrazione della resurrezione del passato. Le sue liriche sono state tradotte in varie lingue e vasta è la sua produzione poetica; tra le sue raccolte:

Mia madre passava (1955)

Il paese sincero (1956)

Il transito del vento (1957)

Agavi e Sassi (1960)

Appuntamento (1967).

Rivelatrice della convergenza di Pierro verso i miti della memoria è A’ terra d’u ricorde (La terra del ricordo) del 1960, cui seguono nel 1963 Metaponto e I’nnamurète (Gli innamorati). Ancora, Nd’u piccicarelle di Turse (Nel precipizio di Tursi) 1967; Eccò ‘a morte? (Perché la morte?) 1969; Famme dorme (Lasciami dormire) 1971; Curtelle a lu sòue (Coltelli al sole) 1973; Nu belle fatte (Una bella storia) 1977; Com’agghi’ ‘a fè (Come debbo fare?) 1977; Dieci poesie inedite in dialetto tursitano (1981); G’nèra turnè (Vorrei tornarci) 1982; Si po’ nu jurne (Se poi un giorno) 1983.


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