SVAGHI E GIOCHI INFANTILI

 

Poche erano le occasioni di divertimento, il più delle volte legate ad eventi particolari, quale il carnevale, la pasquetta, le feste campestri e patronali. Nessuna distrazione era concessa alle donne, alle quali spettava il compito di dedicarsi pienamente ai lavori domestici e agricoli. Diversamente l’uomo, lavoratore e padre di famiglia, aveva necessità di svagarsi. Egli soleva trascorrere il suo tempo libero giocando a carte e bevendo qualche bicchiere di vino in cantina, oppure trattenendosi a discorrere sui fatti accaduti con amici, magari dal barbiere. Uno svago, ormai sconosciuto alle nuove generazioni, erano le "partite delle rocile". Il gioco si svolgeva dividendosi in due squadre che, avvicendandosi nel tiro, dovevano lanciare delle piccole ruote di legno lungo la strada, per mezzo di uno spago. Naturalmente, vi era un traguardo da raggiungere, affinché si fosse proclamati vincitori: l’abilità del giocatore era proprio nel saper dare alla piccola ruota una giusta angolatura, affinché compisse un lungo percorso.

Uno spaccato nell’analisi dei divertimenti dei grassanesi è rappresentato dal cinema, che fece la sua prima comparsa negli anni ’30. Non trovò gran riscontro, causa una mentalità ricca di pregiudizi, che mal considerava film con scene d’amore, la cui visione andava assolutamente vietata alle donne e ai ragazzi. Più numeroso il pubblico era in occasione della proiezione di film religiosi e comici, in particolar modo pellicole sulla vita dei Santi. Era in queste occasioni che, dato l’affollamento, si era costretti a rimanere fuori a fare la fila. Con l’avvento della radio prima e della televisione poi, il cinema, che aveva ravvivato il clima di Via Regina Margherita, fu, dato l’esiguo numero di spettatori, costretto a chiudere. Se questo rappresentò per i bambini "il luogo a loro vietato", non certo mancavano altre occasioni di distrazione. I giochi preferiti erano: mosca cieca, briganti e carabinieri, lippa ("mazza e pizzl"), la trottola ("u strumbl"), noccioli, "stacce", battimuro a "guerra.

Non di rado, soprattutto le donne anziane, disturbate dalle grida e dai rumori assordanti, uscivano con mazze e scope, per costringere i vivaci ragazzi ad allontanarsi dalla zona. Oltre che rendersi protagonisti di divertenti giochi di gruppo, i bambini amavano costruire essi stessi giocattoli, dando libero avvio alla fantasia. Sempre attuali, se pur non più utilizzati, ma vivi nel ricordo della gente d’un tempo e dei nostri genitori, lo jo-jo e "u vrr-virr".


Il primo era formato da una ruota che, appesa ad uno spago che faceva da cordicella, quando questa si svolgeva dalla ruota, cominciava a girare. Bisognava, però, che la punta estrema della cordicella fosse sistemata, come a formare un anello, nell’indice della mano destra.

"U virr-virr" consisteva in un bottone, dai cui due fori uscivano due fili che correvano parallelamente. Il gioco consisteva nel far muovere velocemente il giocattolino in senso rotatorio, attorcigliando i fili.

Le bambine trascorrevano più tempo in casa, al contrario dei maschietti. Se libere di giocare nei pressi delle abitazioni, prediligevano il gioco "nascondino" o la "campana", altrimenti si dilettavano con bambole di stoffa riempite di ceci, tanto prese dal "mestiere di mamma" che erano capaci di trascorrere anche interi pomeriggi a cullare il " loro bambino".





Lavori domestici e agricoli

La donna era presente in tutti i lavori agricoli. A lei spettava il compito di educare ed allevare i figli, provvedere alle faccende domestiche, doveva, infatti, occuparsi del bucato, di rammendare, di macinare il grano al mulino, di preparare il pane, provvedere all’approvvigionamento idrico e, infine, bisognava che sapesse tenere saldi i vincoli del parentato e del vicinato.


Carte


I signorotti e i professionisti, riunendosi presso il palazzo di qualcuno di loro o al circolo sociale, praticavano soprattutto il poker. Gli artigiani e i contadini, invece, nelle osterie o nei caffè, giocavano a scopa. Diffusa era la passatella: consisteva nell’ordinare una certa quantità di vino, che veniva passata da una persona all’altra, secondo le regole che il padrone stabiliva.



SU

A noccioli

Il gioco consisteva nel contrassegnare, con del gesso, un nocciolo che, successivamente, veniva depositato a terra assieme a molti altri. Dopo la morra, chi riusciva ad individuare quel nocciolo, diveniva automaticamente il possessore di tutti gli altri messi in palio.



Stacce

Veniva disposto a terra un mattone "u mestr", in senso verticale, che, a turno, ogni giocatore tentava di colpire, con un mattone più piccolo. Chi riusciva a buttarlo a terra aveva diritto ad essere portato sulle spalle "u purt" dagli altri compagni, dal punto di tiro, contrassegnato da una linea, al punto di caduta del mattone.


Battimuro

Veniva eseguito con monete, parti di canne appuntite o bottoni

di metallo

Avvenuta la morra, il giocatore batteva la moneta, cercando, con il lancio, di distanziarla quanto più possibile dal muro. Colui il quale, a misura del suo palmo della mano, riusciva a toccare le due monete con le punte delle dita della mano destra, anche strirandole se erano un po’ distanziate tra loro, era proclamato, tra le grida e la gioia dei fanciulli, vincitore. Non rari erano i litigi


SU


Guerra

Tra i giochi più divertenti vi era la guerra, talvolta combattuta tra i bambini dei diversi rioni del paese. Stabilito il giorno e l’ora, dopo essersi equipaggiati con mazze o spade di legno e coperchi, come scudi, le due squadre si scontravano lanciandosi piccole pietre e barattoli di latta. Naturalmente, come nelle guerre vere, non solo vi erano vincitori e sconfitti ma, questi ultimi, divenivano persino prigionieri.