LE CHIESE
Le Chiese di Tricarico occupano un posto non indifferente nella storia dell'arte in Lucania.
La Cattedrale di Tricarico fu fondata da Roberto il Guiscardo. E' dedicata alla Beata Vergine Assunta e non già a San Pietro Martire come erratamente si crede. " San Pietro Martire "è il titolo di uno dei Canonicati del Capitolo Cattedrale. Quando il tal canonico di " San Pietro " divenne parroco della chiesa cattedrale, questa si considerò dedicata a San Pietro.
In essa, fra le reliquie, è in somma venerazione il corpo di S. Potito Patrono della diocesi e della città, della quale San Pancrazio è il protettore.
Il campanile, che richiama forme di architettura lombarda, presenta bifore duecentesche con due bassorilievi di un tempo. Nel 1638 la Cattedrale fu modificata dal Vescovo Diomede Carafa il quale trovò, alla sua morte, degna sepoltura nella cattedrale medesima; vi si ammira, altresì, all'interno, un sarcofago pagano del secondo secolo a. C.
Il Carafa ampliò la Cattedrale, l'abbellì e l'arricchì di sacre suppellettili; fece fabbricare un sontuoso organo e stabilì una rendita per mantenerlo e suonarlo. Successe al governo di quella diocesi il nipote Pierluigi. Questi restaurò la Cattedrale nella parte debole e ne aumentò gli ornati, fece costruire uno splendido armadio per la sagrestia; dedicò, inoltre, la cappella della Beata Vergine della Pietà e dei SS. Gaetano e Andrea Avellino in suffragio dei defunti. Della chiesa di S. Antonio si ammira il magnifico portale del 1491 e, nel - l'annesso convento, il chiostro affrescato da Fr. Sciarra (1646), discepolo del Ferri, pittore tricaricese. Il pronao della chiesa è sormontato da un corridoio-terrazza con grossi archi a tutto sesto al di sopra dei quali, nel lungo triangolo parietale, v'è una decorazione scultorea di S. Antonio di Padova nell'atto di porgere l'elemosina del pane ai poverelli. Il bassorilievo è opera dell'artista locale Antonio Toscano, più versato nella lavorazione artistica e industriale del marmo che nell'arte della scultura propriamente detta.
Ricordiamo ancora il Convento di Santa Chiara, sorto sui resti del castello di origine normanna e modificato dagli Aragonesi.
Annessa al Convento è la stessa Chiesa di S. Chiara (1322, successivamente rifatta nel '500) con un buon soffitto a cassettoni e discrete tele di ignoti, una delle quali sembra doversi attribuire al pittore locale Pietro Antonio Ferri (sec. XVIII). Di lui si conserva, nella Cattedrale di Tricarico, una pittura ad olio raffigurante il martirio di 5.Erasmo; in margine alla tela, un po' corrosa dal tempo, si legge: " Opus Petri Antonio Ferri - A.D. 1607 ". Nella stessa Cattedrale, esattamente nella cappella del fonte battesimale, v'è del Ferri, un'altra grande tela, raffigurante la deposizione del Cristo. L'artista affrescò alcune scene del Vecchio e del Nuovo Testamento nella Chiesa del Carmine.
Sempre in Santa Chiara, degna di nota è, inoltre, la bella cappella col Crocifisso, tutta ornata di affreschi.
Non dimentichiamo la Chiesa di S. Maria dei Lombardi dove si custodisce la bruna e ieratica Madonna col bambino: l'opera è del secolo XII.
Ma la Chiesa che presenta maggiore interesse artistico, a Tricarico, è quella della Iladia. " Sebbene sia una delle più piccole e più ignote, l'abbazia di Tricarico è forse la più importante per la rude struttura lombarda mista di arabo nelle robuste arcature, che sostengono la volta del campanile.(La Badia) sorge sopra una rupe a breve distanza dai rioni " Ràbata " e " Saracena ", ricchi di costruzioni arabe; ha un portale con arco a tutto sesto sostenuto da mensole ornate da foglie piatte di ulivi; ha abside semicircolare e campanile lapideo con portale stretto sormontato da pietra cuspidata e finestre a feritoia con archi acuti. L'interno del campanile ha volta a crociera sostenuta da arconi ogivali dal peduncolo allungato. Ancora inedite sono poi, a Tricarico, due laure basiliane: quella della Rocchetta (Piano della Civita) nei pressi della contrada " Tre Cancelli " e quella di S. Lorenzo presso la contrada agricola " Trinità ".
Un tempo fuori dell'abitato, ma oggi congiunta al cosiddetto " Villaggio ", di recente costruzione, è, da ultimo, la chiesetta di S. Maria dell'Ulivo, antico esempio di architettura spontanea. Fu progettata da Antonio Armento, a soli 17 anni di età, divenuto poi architetto. Nell'interno della chiesetta si ammira un'ottima deposizione di ignoto seicentista quivi pervenuta da altra chiesa.